martedì 31 ottobre 2017

Le migliori azioni da acquistare per settore dopo le trimestrali

Prima di passare alla visione dei titoli che abbiamo analizzato per un acquisto a Novembre dobbiamo fare una premessa. Queste trimestrali hanno messo in mostra alcuni aspetti interessanti, le health-care stanno ancora soffrendo e pagando un periodo non facile, i consumi si stanno riprendendo ma ancora lontani dagli antichi fasti. I settori che maggiormente stanno segnando recuperi e crescite interessanti sono gli energetici e i tecnologici.

Mentre gli energetici stanno recuperando dalle vendite pesanti dopo il crollo del petrolio, i tecnologici continuano a macinare guadagni sempre più alti grazie alle forti espansioni in paesi emergenti e nuovi prodotti sempre più ricercati.

Vediamo di seguito alcuni titoli interessanti da acquistare quanto prima per un investimento sul medio/lungo periodo che possa fornire non solo plusvalenze ma anche buone cedole. Segnaliamo cinque società da mettere in portafoglio.

Arista Networks (ANET)
La società fornisce soluzioni di cloud computing. Funziona attraverso i seguenti segmenti geografici: Stati Uniti, Sud America, Europa, Medio Oriente, Africa e Asia-Pacifico. Il suo sistema operativo estensibile supporta soluzioni cloud e virtualizzazione, tra cui VMware NSX, Microsoft System Center, OpenStack e altri framework di gestione cloud. Le soluzioni di cloud computing dell’azienda sono costituite da applicazioni e switch ethernet. Le soluzioni di cloud offrono prestazioni, scalabilità, disponibilità, programmabilità, automazione e visibilità del settore. L’azienda è stata fondata da Andreas Bechtolsheim, David Cheriton e Kenneth Duda nell’ottobre 2004 e ha sede a Santa Clara, CA.

La crescita impressionante di ANET ha superato notevolmente la media del settore del 14,4%. I ricavi sono saliti del 50,8%. La crescita del reddito della società sembra aver contribuito ad aumentare l’utile per azione. Il rapporto debito-equity di ANET è molto basso a 0,03 e attualmente è inferiore a quello della media del settore, implicando che ci sia stata una gestione molto efficace dei livelli di debito.

Settore Tecnologia

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Honeywell International (HON)
Honeywell è una delle più importanti aziende multinazionali statunitensi, che opera in diversi settori, fra cui controllo e automazione nel settore industriale o domestico, componenti per il settore aeronautico e automobilistico, materiali speciali ad elevate prestazioni (fluoro-carburi, pellicole speciali, fibre ad elevate prestazioni, reagenti e sostanze chimiche di laboratorio, materiali elettronici ad elevata purezza). Fra i suoi prodotti più conosciuti al grande pubblico, la linea di termostati per la casa e i prodotti per automobili fra i quali l’antigelo Prestone, i filtri Fram, e le candele Autolite. Alla Honeywell è inoltre attribuita l’ideazione del primo sistema di controllo distribuito (DCS).

La crescita dei ricavi ha superato leggermente la media del settore del 2,4%. I ricavi sono leggermente aumentati del 3,2%. La crescita del fatturato della società sembra aver contribuito ad aumentare l’utile per azione. Ha migliorato i profitti per azione del 9,4% nel trimestre più recente rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente e ha dimostrato un modello di utili positivi negli ultimi due anni. Riteniamo che questa tendenza dovrebbe continuare.

Settore Industriale

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Alibaba Group (BABA)
Alibaba Group è una compagnia cinese privata con sede ad Hangzhou composta da una famiglia di compagnie attive nel campo del commercio elettronico, quali mercato online, piattaforme di pagamento e compravendita, motori di ricerca per lo shopping e servizi per il cloud computing. Nel 2012 due dei portali principali di Alibaba hanno gestito 170 miliardi di dollari in vendite, una somma maggiore delle vendite combinate su eBay e Amazon.com. La compagnia opera principalmente in Cina, e ha una valutazione stimata tra i 55 e 120 miliardi di dollari. Nel 2011 Alibaba fu messa nella lista delle 2.000 compagnie più importanti del mondo da Forbes, la Global 2000.

Il margine di utile lordo è piuttosto elevato; attualmente è al 68.41%. È aumentato rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Insieme a questo, il margine di profitto netto del 29,25% è superiore a quello del media dell’industria. Il flusso di cassa operativo netto è aumentato significativamente del 65,88% a 3.733,57 milioni di dollari rispetto all’anno precedente. Inoltre ha superato notevolmente la media del settore dello 0,58%.

Settore Tecnologia

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Telenet (TNET)
Telenet Group Holding NV opera come società di telecomunicazioni che fornisce servizi via cavo. Offre servizi televisivi analogici e digitali via cavo a pagamento, tra cui televisione ad alta definizione e on demand, Internet a banda larga ad alta velocità e servizi di telefonia fissa e mobile agli abbonati residenziali. L’azienda offre anche servizi voice e dati, nonché servizi a valore aggiunto, come cloud, hosting e soluzioni di sicurezza per piccole, medie e grandi imprese. Telenet Group Holding è stata fondata il 23 settembre 1996 e ha sede a Mechelen, in Belgio.

Telenet group holding nv per l’anno 2017 ha presentato un ebitda di 911,2 milioni di euro. Il risultato netto è stato di 106,3 milioni di euro. Il flusso di cassa è stato di 345,4 milioni rispetto ai 107 precedenti.

Settore Telecomunicazioni

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Lazard (LAZ)
Lazard è una banca d’affari di origine Americana, molto radicata anche in Europa. Nonostante le sue dimensioni relativamente piccole (per cui è spesso stata definita una “boutique finanziaria”, piccola ma di lusso), grazie alla sua antica tradizione, è una delle banche d’affari più attive nella consulenza (advising) alle imprese per le operazioni di fusione ed acquisizione. Lazard si è sempre contraddistinta per la sua riservatezza e per la scelta di concentrarsi su clienti di grandi dimensioni. Lazard è attiva anche nell’asset management (gestione degli investimenti).

Rispetto a dove si trovava un anno fa un anno fa, il titolo sta scambiando ad un livello più elevato, indipendentemente dai risultati deboli della società. L’utile per azione del trimestre più recente è risultato lievemente inferiore al trimestre precedente. L’azienda ha subito un calo del reddito per azione negli ultimi due anni. Tuttavia, pensiamo possa invertire la tendenza nel corso del prossimo anno. Durante l’anno fiscale precedente ha riportato una diminuzione dei guadagni di $ 2.92 contro $ 7.41 nell’anno precedente.

Settore Finanza

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giovedì 26 ottobre 2017

Domino Solutions: Zignago Vetro trasforma le vostre idee in vetro

ll Gruppo Zignago Vetro (ZV.MI) opera in tutto il mondo con un modello “business to business” ed è protagonista dagli anni cinquanta del mercato nazionale e internazionale del packaging in vetro di alta qualità. Produce, grazie alla profonda conoscenza dell’arte vetraria, delle tendenze e delle esigenze del mercato, e con la giusta coniugazione tra classicità e originalità, tra affidabilità ed innovazione, oltre un miliardo e mezzo di contenitori l’anno destinati ai settori delle Bevande, Alimenti, Cosmetica e Profumeria.

La continua attività di Ricerca e Sviluppo rivolta allo studio di nuove soluzioni per il miglioramento dei confezionamenti e dei processi industriali, permette l’innovazione dei prodotti compresa la realizzazione di forme sempre più complesse e di contenitori sempre più leggeri, quando questa caratteristica è richiesta, come nel mercato delle Bevande e Alimenti. Questo comporta l’ammodernamento degli impianti, anche con tecnologia sviluppata all’interno del Gruppo.

Le acquisizioni intelligenti

Nel 2002 Zignago Vetro acquista Verreries Brosse SAS, società francese leader nella produzione di flaconi e bottiglie di lusso, con uno stabilimento situato in Normandia, al centro di un distretto di antica tradizione nella produzione di raffinati flaconi per l’alta profumeria e distilleria. L’elevata qualità e la forte personalizzazione caratterizzano la produzione, realizzata con moderne macchine automatiche ma anche con la più tradizionale tecnologia semi-automatica. Una parte rilevante dei contenitori è inoltre sottoposta a seconde lavorazioni per la valorizzazione della griffe.

Nel 2004 acquisisce direttamente la partecipazione di Vetri Speciali SpA, azienda leader mondiale nella produzione di contenitori speciali, di vino, olio e liquori, realizzate in forme originali con ampia gamma di colori ed in lotti anche molto piccoli, per la fascia premium del mercato delle Bevande & Alimenti. Vetri Speciali unisce un’elevatissima flessibilità produttiva, grande capacità di design e sofisticate tecnologie produttive.

Nel 2010, insieme con altri due partner, fonda Vetreco Srl, della quale detiene il 30% del capitale, società tra le più importanti nel settore in Italia sia per dimensioni che per soluzioni tecnologiche, che tratta e trasforma il rottame di vetro proveniente dalla raccolta differenziata per il suo reimpiego, essendo lo stesso, riciclabile al 100% per un numero infinito di volte senza perdere in qualità.

Nel 2011 acquista Huta Szkla Czechy SA, vetreria polacca, con sede e stabilimento a Trabki, nella regione della Masovia, nei pressi di Varsavia, specializzata nella produzione di contenitori standard e personalizzati destinati al mercato della Bevande & Alimenti e Cosmetica e Profumeria mass market. Situata in un’area geografica strategica, sia per le potenzialità di sviluppo del mercato polacco, sia per la posizione baricentrica rispetto ai tradizionali mercati della UE e quelli in forte sviluppo dell’Europa orientale.

Un management perfetto

Zignago Vetro ha terminato il primo semestre del 2017 con ricavi per 176,05 milioni di euro, in crescita del 5,7% rispetto ai 166,48 milioni realizzati nei primi sei mesi dello scorso anno. I ricavi realizzati fuori del territorio italiano sono stati pari al 37,9% del fatturato totale.

In forte miglioramento il margine operativo lordo, che è salito del 15,3%, passando da 38,61 milioni a 44,52 milioni di euro. La società ha terminato lo scorso semestre con un utile netto di 18,24 milioni di euro, il 44,8% in più rispetto ai 12,59 milioni dei primi sei mesi del 2016.

Nell’intero semestre gli investimenti tecnici sono stati pari a 29,4 milioni di euro, mentre le attività operative hanno generato un flusso di cassa prima degli investimenti di 27,1 milioni. I vertici di Zignago Vetro ritengono che la domanda nei vari settori in cui opera il gruppo possa mantenersi su buoni livelli.

Dal 2007 Zignago Vetro è quotata alla Borsa Italiana, nel segmento STAR. Dopo la crisi Lehman, il titolo ha più che raddoppiato il suo valore di mercato.

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lunedì 23 ottobre 2017

Le migliori società del settore robotica in fermento

Uno degli argomenti più scelti dagli studenti di ingegneria, quando si parla di tesi di laurea, è la robotica. Una preferenza assoluta di tutte le industrie in rapida crescita. Più in particolare, i robot industriali e i cobot che saranno una parte importante della produzione in futuro. Ritengo che l’industria della robotica sarà molto più grande di quanto preveda la maggior parte degli analisti. Ciò si traduce in enormi opportunità di profitto per noi investitori.

La ragione è semplice. Le aziende continueranno a scoprire che l’introduzione di robot o cobots collaborativi, sono relativamente economici e facili da “addestrare”, aumenterà la produttività e la redditività delle loro operazioni. Ma senza causare enormi perdite di posti di lavoro.

I ricercatori del MIT hanno scoperto che le squadre robot-umani sono circa l’85% più che produttive rispetto agli esseri umani o ai soli robot. E Søren Peter Johansen dell’Istituto danese di tecnologia sottolinea che l’automazione rende più semplice dell’80% un processo di produzione rendendolo significativamente più economico rispetto una soluzione completamente automatizzata. Il restante 20% del lavoro sarà fatto da collaboratori umani.

Questa linea di pensiero è sostenuta dal fatto che l’industria automobilistica globale è stata un adattatore importante della tecnologia robotica. Tuttavia, l’occupazione nell’industria è ancora in aumento. Aggiungendo i robot alla forza lavoro si creerà una situazione definita win to win, in cui tutti vincono.

Robot: la prossima generazione

La prima generazione di un robot industriale medio costa circa $ 120.000 per l’installazione. Questo ha servito come attenuatore sulla crescita del settore. Ma ora, la prossima generazione di robot industriali – robot collaborativi – costa solo circa 35.000 dollari per l’installazione. E con poco tempo necessario per ‘addestramento’, a differenza dei robot di vecchia scuola che avevano bisogno di un programmatore per impostarla.

I robot della vecchia scuola sono stati utilizzati principalmente dall’industria automobilistica, con scarso assorbimento da altri tipi di settori. Questo significa che c’è un mercato rimanente molto grande che è aperto per l’introduzione di cobot di nuova generazione. Quella linea di pensiero è sostenuta da uno studio di ricerca che prevede che il mercato dei cobot crescerà di oltre il 40% ogni anno nei prossimi cinque anni.

Questa crescita sarà spinta dai robot industriali. Secondo la ricerca di ARK Invest, entro il 2025, i costi per i robot diminuiranno di circa il 65% a solo $ 11.000. Tutto grazie ai progressi tecnologici nell’apprendimento della macchina, nella visione della stessa e nei sensori collegati.

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Cina: guida la strada

Non mi sorprende che la Cina stia guidando la strada in questa rivoluzione robotica. Il volume delle vendite annuali ha già raggiunto il livello più alto per un singolo paese, in quanto le vendite di robot industriali del 2016 sono aumentate del 27% a 87.000 unità. L’aumento è previsto in continua crescita secondo la Federazione Internazionale di Robotica. Questa organizzazione del settore prevede che dal 2018 al 2020 le vendite di robot in Cina saliranno tra il 15 e il 20% ogni anno.

Il principale fattore di questa crescita in Cina è la sua industria elettrica ed elettronica. Nel 2016, le vendite in questo settore sono aumentate del 75% a quasi 30.000 unità. Tra queste industrie sono i sottosettori di semiconduttori e batterie, che il governo cinese si è concentrato, dato che prevede sia cruciale per il futuro della sua economia.

Società che possono approfittare di questa opportunità

I dati del gruppo industriale mondiale e l’associazione Giappone Robot, hanno mostrato che le esportazioni di robot industriali in Cina sono aumentate del 48,3% su base annua nel primo trimestre del 2017.

Questo aumento non è stato sottovalutato dagli azionisti di Yaskawa Electric (OTC: YASKY), produttore giapponese di robot, la quale ha raddoppiato il prezzo quest’anno.
Oltre ai robot industriali, l’azienda produce servos e controllori di movimento, azionamenti e commutatori a motore CA. La società ha una ricca storia nella robotica, producendo il primo nel 1977 un robot industriale completamente elettrico. La linea MOTOMAN di robot industriali continua ancora oggi.
Yaskawa sta crescendo in Cina. Sta ampliando le linee di produzione in un complesso a Changzhou con l’obiettivo di raddoppiare la produzione mensile locale ad almeno 1.200 unità entro la fine del decennio.

Un’altra società che corre nella gara per costruire robot per la Cina è la centrale elettrica svizzera ABB Ltd. (ABB). L’azienda è divisa in quattro divisioni: robotica e movimento, automazione industriale, prodotti di elettrificazione e griglie elettriche. Focalizzandosi sulla sua divisione di robotica, ABB sta accelerando la sua espansione in Cina con i piani di raddoppiare la capacità produttiva di robots. Parte di questo piano coinvolge il raddoppio del numero di impiegati di ricerca di robotica in Cina.

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Questa importante spinta verso la Cina è parte integrante della strategia di gestione di ABB per superare la giapponese Fanuc (OTC:FANUY) come il più grande fornitore mondiale nel settore della robotica e dell’automazione. La società vorrebbe inoltre assumere la guida in Cina nel fornire le infrastrutture necessarie (fornendo stazioni di ricarica) per veicoli elettrici.
Si può chiedere se i prezzi di abbattimento per i robot influenzeranno negativamente queste società. Sulla base della storia, la risposta è no. Negli ultimi dieci anni i prezzi dei robot sono scesi di circa il 40%. Tuttavia, i margini lordi per aziende come ABB, Fanuc e Yaskawa sono in realtà in netto miglioramento.

giovedì 19 ottobre 2017

Pronti per una bolla speculativa o l'azionario USA è ancora in crescita?

Anche se non tutti gli investitori professionali e gli analisti ritengono che le valutazioni del mercato azionario siano in un territorio da bolla, la maggior parte probabilmente sarebbe d’accordo sul fatto che le molte imprese statunitensi siano in ipercomprato. Il rapporto P/E dello S&P500 è ad un livello storico alquanto elevato, così alto lo è stato durante il mercato del toro sfociato con la bolla tecnologica degli anni 90 e quella immobiliare della metà della stessa decade. Secondo il nostro punto di vista, uno storno dei mercato è molto probabile, ma forse vivremo cadute di settori prima di vedere una vera e propria recessione, come quella dell’Healthcare 2 anni fa o il petrolio l’anno scorso.

Analogie con la deflazione giapponese e demografia in decrescita

La bolla speculativa giapponese fu una bolla speculativa formatasi a partire dal 1986 e scoppiata nel 1991, riguardante il mercato azionario e il settore immobiliare giapponese. La formazione della bolla fu possibile a causa di vari fattori: per primo la liberalizzazione delle norme finanziarie sommata al rapido aumento dei prezzi dei beni immobiliari, alla relativa capacità produttiva del Giappone di riuscire a stare al passo con la domanda di beni e servizi (domanda aggregata) e al conseguente aumento di liquidità delle imprese.

Ciò permise a queste ultime di investire in attività speculative nel mercato azionario e nel settore degli immobili. Inoltre alcune incomprensioni tra il Ministero delle Finanze e la Banca del Giappone sulle decisioni da prendere in seguito al deprezzamento del dollaro (accordi del Plaza e del Louvre) favorirono lo sviluppo della bolla. Una volta che questa scoppiò, il Giappone andò incontro a un lungo periodo di deflazione noto come “decennio perduto”, che segnò la fine del boom economico del secondo dopoguerra.

In retrospettiva, il “decennio perduto” del Giappone sconvolse gran parte del mondo occidentale, dove la crescita della popolazione è rallentata. In Europa le percentuali sono in fase negativa e nel suo complesso la lieve crescita demografica è stata dello 0,25% nel 2016. Gli Stati Uniti hanno aumentato la propria cittadinanza dello 0,81% l’anno scorso, dato elevato rispetto gli standard dei paesi sviluppati ma ancora inferiore ai tassi di crescita passati. Storicamente, gli Stati Uniti hanno innalzato la crescita della popolazione attraverso l’immigrazione, ma la situazione in generale appare in pericolo.

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Il consumismo che precedette la Grande Recessione potrebbe non tornare negli anni a venire. Nonostante i profitti aziendali record, l’inflazione rimane bassa e la crescita salariale sta mostrando segni di vita. Le entrate sono state un fattore importante per l’esplosione economica del ventesimo secolo, per cui la debole crescita produttiva dell’America negli ultimi decenni è allarmante. In questo contesto, non c’è molta ragione per cui la Fed possa improvvisamente stringere la politica monetaria.

Tassi di interesse

Recentemente Buffett ha dichiarato che vede il Dow Jones verso 1 milione di punti nei prossimi 100. Il Dow ha rotto i 23.000. Sarebbe difficile discutere contro un investitore come Warren Buffett, il terzo uomo più ricco del mondo. Come ha sottolineato Bob Lang di RealMoney, la dichiarazione di Buffett non è così scandalosa – in base ad un semplice calcolo, il Dow dovrebbe avere un tasso di rendimento annuo del 4,7%. Al ritmo attuale, l’indice americano si avvicinerebbe ai 2 milioni di punti.

Per molti investitori, tutto torna. I treasuries decennali in passato davano il 6,5%, oggi gli stessi strumenti governativi solo il 2,3%. Quando l’inflazione è parte integrante di tutti gli studi macroeconomici, i tassi di interesse reali sono ancora molto vicini allo zero. Sebbene il P/E dello S&P500 si trovi ora sopra 25, lo yield delle imprese è intorno al 4%, il che rende decisamente più attraenti le azioni rispetto alle obbligazioni. Anche con l’attuale Shiller P/E del 31, che regola la ciclicità, i titoli continuano a produrre quasi il 50% in più rispetto ai treasuries statunitensi.

Poiché i titoli di Stato statunitensi sono un investimento privo di rischio, non ha alcun senso tenere un bene con un rendimento minore. All’altezza della bolla tecnologica del 2000, però, la resa dei treasuries eclissò la portata dei redditi dello S&P500 con un ampio margine. Con le obbligazioni che generano più del 6% e i titoli poco più del 3%, una persona razionale avrebbe facilmente visto che il mercato stava scendendo. Si è parlato molto dei ritardi sull’innalzamento dei tassi di interesse e la valutazione dei titoli azionari. Se la Fed dovesse aumentare notevolmente i tassi, allora il mercato sarebbe troppo caro. Questo può ancora accadere, ma c’è ragione di credere che i tassi di interesse storicamente bassi potrebbero rimanere tali per lungo tempo.

Capitalizzazioni alle stelle

Gran parte del guadagno recente del mercato azionario può essere tracciato in una manciata di aziende tecnologiche, il capitale di rischio privato ha spinto le valutazioni di alcune imprese così in alto da essere giudicate “incomprabili”. Facebook (FB) e Alphabet (GOOGL) potrebbero aumentare il flusso di cassa, ma non vediamo come giustificare un P/E a 35 per due società che valgono 500 e 700 miliardi rispettivamente.

Allo stesso modo, un certo numero di Blue Chip, come Coca-Cola (KO), hanno yield interessanti e sempre in crescita, ma come possiamo prendere in considerazione un’azienda del genere, sapendo che il suo P/E sfiora i 40 punti. Una società con una capitalizzazione di 200 miliardi di dollari e che sta attraversando un periodo di cambiamenti e difficoltà?

Lasciando da parte queste eccezioni, non sembra che la maggior parte dei titoli siano in un territorio “bolla”. Alcuni osservatori notano che i guadagni delle società hanno superato la crescita del PIL, ma questo può avere più a che fare con il fatto che la cultura aziendale americana è strutturata per dare la priorità agli azionisti. Molte società americane hanno utilizzato la politica monetaria allentata dalla Fed per premiare gli azionisti anziché investire in beni patrimoniali.

Conclusione

Molti paesi, di fronte a situazione difficili dei mercati finanziari, hanno cercato di salvare la situazione con politiche di denaro facili beneficiando gli azionisti e rendendo i titoli relativamente più attraenti. Molte società hanno anche approfittato dei bassi tassi di interesse, premiando gli azionisti con dividendi e buyback piuttosto che fare investimenti strutturali. La bassa inflazione finora ha ostacolato il piano della Fed di aumentare i tassi di interesse, il che significa che le dichiarazioni di Buffett di cui abbiamo parlato all’inizio, hanno un senso logico.

Naturalmente i mercati non sono immuni da fattori esogeni, il famigerato “cigno nero” potrebbe capitare in qualsiasi momento e rovinare il party. Ma poiché un simile evento è imprevedibile per natura, non ci appare preoccupante per questo. La possibilità che le azioni siano effettivamente economiche oggi è un potente incentivo per continuare a comprare azioni di società di qualità. Ovviamente, nulla è meglio che acquistare società sottocosto dopo un’attenta analisi e parliamo di lungo periodo.

mercoledì 11 ottobre 2017

Domino Solutions: Fincantieri navi leggendarie da oltre 230 anni

Fincantieri SpA (FCT.MI) è uno dei più importanti complessi cantieristici navali d’Europa e del mondo: azienda pubblica italiana, già di proprietà dell’IRI fin dalla sua fondazione, è oggi controllata al 71,6% da Fintecna S.p.A., finanziaria del Ministero dell’economia e delle finanze.

Fincantieri, nata dall’IRI come società finanziaria di stato per la cantieristica sul modello della Finmare, finanziaria per la flotta mercantile, (attraverso cui lo stato assumeva il controllo di quasi tutti i grandi gruppi cantieristici a partecipazione statale dell’epoca (CRDA, OTO, Navalmeccanica e Ansaldo), è stata fondata il 29 dicembre 1959.

Nel 1984 Fincantieri viene trasformata in società operativa. Negli anni ’90 la società entra nel business delle navi da crociera e consegna la prima nave, la Crown Princess, al gruppo Carnival (CCL). Nel ’92 il Destriero, un monoscafo in alluminio con carena a V profondo con propulsione a idrogetti costruito dalla Fincantieri, percorse 3.106 miglia nautiche senza rifornimento sull’Oceano Atlantico, da New York (faro di Ambrose Light) al faro di Bishop Rock nelle Isole Scilly in Inghilterra in 58 ore, 34 minuti e 50 secondi, alla velocità media di 53,09 nodi (98,323 km/h), impiegando ventuno ore e mezza in meno del precedente record appartenuto al catamarano inglese Hoverspeed Great Britain.

Tra il 1993 e il 2001 Fincantieri si focalizza nella progettazione e produzione di prodotti, quali navi da crociera, traghetti e navi militari. Nel ’98 la società conta 8 cantieri e opera attraverso due divisioni: navi mercantili e navi militari.

A partire dal 2005 il gruppo rafforza la sua strategia diversificando le proprie attività in tre nuove aree:
Mega Yachts, creando una nuova linea di prodotti “Fincantieri Yacht“, che si occupa della progettazione e costruzione di imbarcazioni di lusso di grandi dimensioni.
Riparazioni e trasformazioni navali.
Sistemi e Componenti: per rafforzare la propria attività come integratore di sistemi per la progettazione e costruzione di soluzioni chiavi in mano.

Nel 2006 l’azienda consegna il suo primo sommergibile U212A classe Todaro.

Dal 2008 al 2013 il gruppo decide di diversificare e internazionalizzare ulteriormente il suo business acquisendo negli Stati Uniti il gruppo Manitowoc Marine (oggi Fincantieri Marine Group), entrando nel mercato della difesa statunitense. Nel 2009, in joint venture con ABB (ABB), costituisce la società Seastema Spa, attiva nel settore dell’automazione. Nel 2010 sbarca in Medio Oriento, costituendo in joint venture, Etihad Ship Building LLC, per la costruzione e riparazione delle navi delle Marine Militari nell’area del Medio Oriente. Nel 2013 viene acquisito il gruppo Norvegese Vard, uno tra i leader a livello mondiale nella costruzione di mezzi di supporto offshor di alta gamma.

Nel 2014, a margine del varo del sommergibile Pietro Venuti (S 528) al cantiere di Muggiano, Leonardo (LDO.MI) (ex Finmeccanica) e Fincantieri hanno firmato un importante accordo di collaborazione per la costruzione di navi militari. Questo accordo prevede la collaborazione nelle attività di ricerca e innovazione e la possibilità di creare una rete di fornitori comuni per prodotti e componenti di base. Sempre quell’anno Fincantieri firma importanti accordi con Carnival Corporation (settore delle navi da crociera) e China State Shipbuilding Corporation (settore cantieristico) per la costruzione di navi da crociera. Nel 2015 vengono create due nuove società, Fincantieri SI, attiva nella progettazione, produzione e fornitura di sistemi innovativi integrati e Fincantieri (Shanghai) trading Co Ltd, filiale in Cina, per assicurare la presenza del gruppo nel mercato cinese.

L’affare STX

A gennaio del 2017 Fincantieri presenta un’offerta al tribunale di Seul per l’acquisto di STX. Ben presto si giungerà ad uno scontro con lo Stato francese, che detiene il 33% della società. Il nodo della vicenda è il cantiere navale di Saint Nazaire, dove vengono tra l’altro costruite le navi della Marina francese, inoltre i rappresentanti sindacali avevano espresso in più occasioni una forte preoccupazione per l’ingresso del gruppo italiano, ma ceo di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha cercato di dissipare i timori garantendo il mantenimento dei livelli occupazionali e anzi assicurando un piano d’investimenti triennale da 100 milioni, con un programma di assunzioni da concordare.

A due settimane dal voto francese François Hollande dà il via libera all’operazione di salvataggio dei Chantiers de l’Atlantique di Saint-Nazaire. L’elezione di Macron cambiano i rapporti di forza e quest’ultimo decide che il precedente accordo vada rinegoziato, e a luglio, dopo mesi di trattative Emmanuel Macron ha scelto la linea dello scontro con Roma, annunciando la nazionalizzazione temporanea della società. Finalmente nel mese di settembre si giunge ad un ormai quasi insperato accordo in cui Fincantieri diventerà proprietaria del 50% dell’azienda d’Oltralpe. I francesi avranno l’altra metà delle azioni che saranno spartite fra lo Stato, l’azienda pubblica francese della cantieristica militare Naval Group (ex Dcns) e un gruppo di fornitori della regione di Saint-Nazaire. In compenso Parigi presterà per dodici anni l’1% della sua quota in Stx a Fincantieri.

Con più di 7.000 navi realizzate in oltre 230 anni di storia Fincantieri ha prodotto navi leggendarie in ogni epoca. Il Gruppo vanta, tra le unità prodotte nei propri cantieri, indiscusse icone della marineria internazionale quali l’Amerigo Vespucci, nave scuola dell’Accademia Navale Militare Italiana, e il transatlantico Rex, vincitore del premio “Blue Riband” per la più veloce traversata atlantica di una nave passeggeri nel 1933.

Una storia lunga 230 anni

Fincantieri ha chiuso il primo semestre del 2017 con ricavi per 2,3 miliardi di euro, in aumento dell’1,3% rispetto ai 2,27 miliardi ottenuti nella prima metà dello scorso anno; la variazione del giro d’affari è principalmente dovuta all’incremento dei ricavi del settore Shipbuilding, in particolare dell’area di business navi da crociera, che ha raggiunto un peso pari al 51% dei ricavi complessivi del gruppo. Lo scorso semestre ha registrato un’incidenza dei ricavi generati dal gruppo con clienti esteri pari all’86%, in leggero aumento rispetto all’85% del corrispondente periodo del 2016. In forte miglioramento il margine operativo lordo di Fincantieri, che è passato da 113 milioni a 146 milioni di euro; di conseguenza, la marginalità si è attestata al 6,3%. La società ha terminato lo scorso semestre con un utile netto (esclusa la quota di terzi) di 13 milioni di euro, rispetto ai 7 milioni contabilizzato nel primo semestre del 2016.

Fincantieri prevede per l’esercizio 2017 risultati in linea con le proiezioni economico-finanziarie del piano industriale 2016-2020. In particolare, nel secondo semestre del 2017 il management stima ricavi in sensibile crescita rispetto ai primi sei mesi dell’anno.

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lunedì 9 ottobre 2017

Crisi finanziaria globale, i titori di Wolfgang Schäuble

Abbiamo sottolineato più volte il timore di cadute dei mercati dovute ai mercati iperdrogati, in un’intervista al Financial Times, Wolfgang Schäuble, che ha guidato una delle più grandi economie mondiali negli ultimi otto anni, ha dichiarato che c’è il pericolo di “nuove bolle” che potrebbero formarsi proprio a causa dei trilioni di dollari che le banche centrali hanno pompato nei mercati.

Nell’intervista, il ministro tedesco ha difeso l’austerità, osservando che la parola è in senso stretto un modo anglosassone di descrivere una solida politica finanziaria, che non necessariamente vede maggiori deficit come una cosa buona. Per quanto riguarda l’eurozona Schaeuble, che presto lascerà il ministero per andare a presiedere il Bundestag, ha ricordato che l’obiettivo chiave dell’area di moneta unica è quello di ridurre i rischi, ancora troppo elevati e pensare ai bilanci delle banche in molti Stati membri dell’Ue. Insomma, ha concluso che l’Europa deve assicurarsi di essere in grado di essere resiliente abbastanza se dovesse affrontare una nuova crisi economica perché non ci sarà sempre una fase economica così positiva come quella di adesso.

Gli economisti di tutto il mondo sono preoccupati per i maggiori rischi derivanti dall’accumulo di una sempre maggiore liquidità e dalla crescita del debito pubblico e privato. Anche io sono preoccupato per questo.

Per quanto riguarda il suo nuovo incarica, Schäuble avrà a che fare con non pochi problemi, visti i seggi conquistati dall’AfD nelle ultime votazioni tedesce. Tutto dipenderà da poco la legislatura sarà influenzata dall’arrivo di 92 deputati della Alternative for Germany (AfD), un partito populista di destra che ha colpito la stabilità politica della Germania con il 12,6 per cento di voti nell’elezione del mese scorso.

Il primo ministro comunque tranquillizza sottolineando come gli alleati della Germania non saranno influenzati dal cambiamento e che il loro primo obiettivo è l’impegno verso il paese per una democrazia liberale. Non c’è possibilità che la Germania ricadrà nel nazionalismo. Gli elettori di AfD sono elettori insoddisfatti, si sentono esclusi, irati dell’ingiustizia percepita e preoccupati di come il mondo sta cambiando. Ma non c’è ragione di credere che la democrazia sia in pericolo ha sottolineato.

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Sui presunti errori delle banche centrali – in particolare della Bce di Mario Draghi – il ministro delle finanze uscente della Germania, Wolfgang Schaeuble, non ha mai avuto dubbi. L’ennesima conferma arriva sempre durante l’intervista.

Il ministro illustra scenari di crisi per l’Eurozona, avverte sul pericolo di “nuove bolle speculative” che si stanno formando per i trilioni di dollari di liquidità che le banche centrali hanno iniettato nei mercati, teme l’avvento di una nuova crisi finanziaria globale, e lancia un alert in particolare sui rischi che minacciano la stabilità dell’Eurozona e che, a suo avviso, sono rappresentati soprattutto dai bilanci di quelle banche che fanno i conti con il problema degli NPL, ovvero dei crediti deteriorati (dunque, banche soprattutto italiane, visto che il carico dei non perfoming loans affligge soprattutto l’Italia).

Ha affermato che l’attuale boom economico della Germania, con l’aumento della domanda interna e degli investimenti e il più basso tasso di disoccupazione dopo la riunificazione, è stata una giustificazione di una politica economica che ha privilegiato l’evitare i disavanzi. Nell’ambito della sua gestione il paese ha gestito bilanci sani dal 2014.

Ha elogiato le “vigorose iniziative” di Emmanuel Macron per la revisione dell’UE senza dirigere direttamente le proposte del presidente francese per la riforma della zona euro. Ha affermato soltanto che il compito chiave dell’area della moneta unica è quello di “ridurre i rischi, ancora troppo alti”, pensare ai bilanci delle banche in molti Stati membri dell’UE”. Chiave di volta per evitare possibili ridacute dei mercati.

giovedì 5 ottobre 2017

Azioni europee: dopo elezioni tedesche, ecco i migliori titoli

Le elezioni tedesche sono state archiviate, non senza novità. Come previsto ha vinto la cancelliera Merkel, ma ha perso l’8% rispetto alle precedenti elezioni. Sconfitti i partiti tradizionali, con conseguente difficoltà nel riformulare la grande alleanza, il vincitore è stato il partito nazionalista di estrema destra AFD, primo partito di estrema destra a tornare con una rappresentanza nel Bundestag dopo più di mezzo secolo.

Nonostante l’incertezza che regna in Germania, circa la composizione del nuovo governo, il mercato azionario prosegue con la sua crescita, ritenendo la Merkel ancora in grado di costituire un’alleanza in grado di governare. In momenti di incertezza geopolitica, vale la pena avere investimenti in azioni con dividendi, perché offrono una buona opportunità di investimento a prescindere dalla volatilità. Le società di seguito indicate hanno una forte esposizione nell’economia tedesca.

BMW (BMW.DE) casa automobilistica che dopo la caduta, legata al dieselgate, potrebbe rafforzare i portafogli degli investitori. Il suo attuale rendimento del 4,13% è di tutto rispetto e sono sette anni consecutivi che lo aumenta. Allo stesso tempo, il prezzo delle azioni è rimasto ben lontano dai suoi massimi. Le solide prospettive di crescita e un prezzo accessibile rendono ottimo questo titolo per gli investitori in cerca di dividendi.

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Allianz (ALV.DE), assicuratore tedesco, ha avuto un solido 2017. La società ha registrato un utile netto di € 2 miliardi nel trimestre più recente, dopo il miglioramento delle prestazioni in tutti i segmenti di business. La portata della società è globale e si estende verso il Nord America, l’Asia e il resto d’Europa, raccogliendo i frutti di un rafforzamento della ripresa globale.

Paga un dividend yield del 4,11%.

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BASF (BASF.DE) è una società chimica leader mondiale che ha ottenuto solidi risultati dal 2016. Ha un solido rendimento per gli investitori e forti prospettive di business per il prossimo futuro grazie ad un significativo profitto e una forte domanda in Europa, Nord America e Asia.

Paga un dividend yield del 3,43%.

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Daimler (DAI.DE) ha visto la sua leadership crescere negli ultimi anni, con il suo prestigioso marchio Mercedes-Benz in lotta per il primo posto nel mercato delle auto di lusso. Le rese sulle vendite sono aumentate, segnalando una forte domanda per i suoi veicoli. Mercedes-Benz ha visto un aumento del 28% delle vendite nel secondo trimestre, grazie ad un aumento della domanda in Cina.

Paga un dividend yield del 4,91%.

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Stime economia tedesca prossimi anni

La Germania è la prima economia dell’UE con un PIL che rappresenta il 29% di quello dell’Eurozona e il 21% di quello dell’Europa a 28. Spina dorsale della sua economia continua ad essere il settore manifatturiero (26% del PIL, al netto del comparto edilizio che pesa per quasi il 5%), l’agricoltura e la pesca rappresentano quasi l’1% del PIL, mentre la quota dei servizi è pari al 69%. L’economia tedesca si caratterizza anche per il suo alto grado di internazionalizzazione.

Nel 2015 la crescita del prodotto interno lordo è stata del 1,7%, una cifra di poco superiore a quella registrata l’anno precedente (+1,6%), ma comunque significativamente maggiore della media degli ultimi dieci anni (+1,3%). Tale andamento è stato assicurato, in primo luogo, dalla dinamica dei consumi interni (+1,9% quelli privati e +2,8% quelli pubblici), nonché dagli investimenti netti complessivi che hanno segnato complessivamente un +1,7% (+3,6% quelli per macchinari ed attrezzature, +0,2% quelli del settore edilizio).

Il mercato del lavoro, infine, continua a dare segnali di ottima salute e rappresenta un fattore stabilizzante della congiuntura economica: il numero degli occupati ha raggiunto il valore più alto dalla riunificazione ad oggi, pari a 43 milioni di unità e un tasso di disoccupazione del 6,1% (dicembre 2015).

Nel terzo trimestre 2016 il prodotto interno lordo tedesco è aumentato dello 0,2%. Secondo le previsioni del Ministero federale dell’Economia e dell’Energia, l’incremento annuale dovrebbe ammontare a 1,8% nel 2016 e a 1,4% nel 2017.

La nostra posizione

Domino Solutions è esposta sul lungo periodo in Allianz (ALV.DE).